<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> LEVRETA - Progetto Leonardo da Vinci
 
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NMC-Pierluigi Surace

 

 



L'APPROCCIO PSICOLOGICO

L’approccio psicologico al paziente ipovedente si concretizza nel colloquio di sostegno.
L’incontro tra psicologo e paziente avviene:
Subito dopo la fase diagnostica
Prima dell’inizio del percorso riabilitativo
Durante la riabilitazione visiva.
Simultaneamente a interventi di orientamento e mobilità.
Il sostegno psicologico è volto a:
Fornire al paziente informazioni importanti sulla patologia visiva di cui è affetto: limitazioni, aspetti preventivi verso ulteriori peggioramenti;
Indagare le esigenze e le necessità: è fondamentale comprendere “che cosa intende vedere” il paziente, in quali attività vorrebbe sfruttare il residuo visivo;
Indagare la motivazione alla riabilitazione visiva;
Indagare le sue aspettative: spiegare al paziente che la riabilitazione non consiste in terapie farmacologiche e chirurgiche volte a eliminare i danni già subiti, ma imparare a sfruttare il residuo visivo;
Aiutare il paziente ad elaborare la patologia visiva, ad accettarne le conseguenze sul piano pratico, motorio, sociale e relazionale;
Sostenere il paziente durante la riabilitazione visiva;
Prendere in carico i sintomi depressivi e i sentimenti negativi che spesso accompagnano la patologia oculare;
Permettere al paziente di esprimere sé stesso nella sua globalità
L’intervento psicologico, considerato nell’insieme della riabilitazione multidisciplinare, è volto a determinare un miglioramento della qualità della vita delle persone affette da patologie che causano ipovisione: aiutarle ad esprimere i propri bisogni in modo non conflittuale rispetto alle limitazioni della malattia, mantenere l’autonomia e l’indipendenza.
Per comprendere meglio l’importanza dell’intervento psicologico è importante capire e contestualizzare l’anziano ipovedente.
La persona ipovedente è spesso un soggetto anziano, quindi che presenta una condizione psico-fisica complessa: la patologia visiva non è solitamente l’unica malattia e gli aspetti socio-relazionali sono quelli della persona anziana.
L’ipovisione, perciò, fa parte di un quadro di per sé complesso, legato all’età: accentuati sintomi depressivi, sconforto e inadeguatezza accompagnano la malattia e vanno ad aggravare una situazione già critica.
E’ fondamentale per la persona anziana mantenere un certo grado di indipendenza e autonomia, poter passare il tempo con attività piacevoli, come la lettura, guardare la televisione, cucire, incontrare i coetanei.
La patologia oculare rende tutto ciò molto difficile: l’anziano ipovedente soffre perché si sente inutile, di peso e completamente dipendente dai figli o dal coniuge: risulta difficile prendersi cura della propria persona, dei cari, andare a fare la spesa, badare alla casa e alla famiglia, passare il tempo, uscire di casa.
Si trova rilegato in una situazione devastante che gli fa sentire il peso della quotidianità e la sofferenza di percepirsi “non utile”.
Spesso l’anziano deve fare i conti con una malattia progressiva e cronica come la Degenerazione Maculare Senile, una delle principali cause di ipovisione, e la sofferenza risulta ancora più forte: pensare che il suo stato visivo potrebbe peggiorare lo fa sentire ancora più insicuro, apatico e non gli permette di fare progetti su un “domani” incerto.
L’anziano ipovedente reagisce, solitamente, con una modalità comportamentale umanamente comprensibile, l’apatia: egli evita di mettersi in situazioni “grottesche” in cui il veder meno lo fa sentire inadeguato.
La conseguenza di questa forma di reazione è l’isolamento, non solo dalla società, ma anche dal benessere.

dott.ssa Ilaria Malfasi