<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> LEVRETA - riabilitazione visiva
 
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La Riabilitazione Visiva del Paziente Ipovedente

Mario Broggini - Oftalmologo

Si definisce ipovedente colui che è affetto da disabilità della funzione visiva anche dopo un trattamento medico-chirurgico e/o una correzione della refrazione standard e possiede un’acuità visiva inferiore a 0.3 o un campo visivo inferiore a 60° dal punto di fissazione, ma che utilizza o che potenzialmente è in grado di far uso del residuo visivo per la programmazione e l’esecuzione di un determinato compito.
Questi individui presentano nella vita pratica gravi difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel lavoro manuale fine, nel riconoscere la fisionomia delle persone. Quando viene compromesso il campo visivo il soggetto ipovedente presenta notevoli difficoltà a muoversi in un ambiente interno poco familiare, difficoltà ad orientarsi in una strada ed in una piazza.
Il soggetto ipovedente presenta quindi un livello di capacità visiva insufficiente per svolgere attività quotidiane, lavorative o di svago che sono abituali per individui della medesima età, sesso e stato socio-culturale.
Attualmente il numero dei soggetti ipovedenti è in costante aumento sia per il miglioramento delle cure mediche, chirurgiche o parachirurgiche di patologie che prima portavano a cecità, sia per il progressivo aumento della vita media della popolazione.
L’ ipovisione è una condizione che colpisce più di una persona su 100 nella popolazione dei paesi indutrializzati. Si è valutato che in Europa esistano 11 milioni di ipovedenti in aggiunta ad un milione di non vedenti.
Complessivamente la degenerazione maculare correlata all’età colpisce il 39.3% degli ipovedenti, seguita dalla miopia degenerativa e dalla retinopatia diabetica che si presentano in circa il 9% dei casi.
Altre cause di ipovisione sono le cheratopatie, il glaucoma, le coroiditi e la retinopatia pigmentosa.
Il 60-80% della popolazione ipovedente può essere aiutato mediante ausilii visivi:ciò significa che in Europa potrebbero trarne giovamento 6,6-8,8 milioni di persone.
E’ stato ampiamente dimostrato che la sola fornitura dell’ausilio, in gran parte dei casi, non consente al paziente di sfruttare appieno le proprie potenzialità visive residue. Solo attraverso un idoneo trattamento riabilitativo, svolto da operatori qualificati in centri adeguatamente attrezzati, si conseguono risultati apprezzabili.
Dopo un accurato bilancio funzionale viene elaborato un progetto di riabilitazione visiva che consideri l’entità del residuo funzionale visivo, le necessità come i desideri del paziente ipovedente e soprattutto la sua motivazione nel raggiungere questi obiettivi.
La filosofia del trattamento riabilitativo mira a risvegliare la consapevolezza nel paziente perchè sia conscio del suo residuo visivo e non rimugini sulla sua perdita o disabilità.Il trattamento di riabilitazione comprende analisi diagnostiche e prognosi, insegnamento e training designati ad aiutare il paziente a superare l’ handicap conseguente alla sua minorazione visiva consentendo la ripresa di uno stile di vita confortevole. L’assistenza può concentrarsi su compiti specifici, ma deve sempre includere il rispetto di tutte le esigenze individuali (sociali, psicologiche, mediche, ottiche, educative, vocazionali ecc.).
L’assistenza al paziente ipovedente è quindi, la filosofia che promuove l’uso ottimale del visus, il trattamento (ri)abilitativo rappresenta l’impegno di un’équipe interdisciplinare di operatori in grado di aiutare il paziente a mettere in pratica tale filosofia.
La (ri)abilitazione visiva è un comportamento appreso principalmente durante lo sviluppo. Più esperienze visive ha a disposizione il bambino e più sarà stimolato il suo cervello, il che dovrebbe portarlo ad accumulare una maggiore varietà di immagini, ricordi e associazioni visive.
Spetta dunque ai membri dell’équipe di ipovisione, agli insegnanti ed ai genitori intervenire nell’analisi del bambino ipovedente nella sua complessità, tenendo conto delle implicazioni della minorazione visiva nello sviluppo sociale, emozionale e cognitivo del bambino.
Il trattamento (ri)abilitativo deve dunque essere programmato in base alle osservazioni ed alle analisi funzionali evidenziate nell’ambiente quotidiano del bambino. E’ qui che le informazioni cliniche devono essere tradotte in applicazione pratica e utilizzate nell’elaborazione sia di un trattamento di riabilitazione dell’ipovisione sia nell’elaborazione di un programma didattico.
Queste analisi dovranno considerare le capacità percettive del bimbo all’interno della classe, il suo stile di apprendimento e lo stile didattico dell’insegnante,il materiale utilizzato, i cambiamenti necessari e le implicazioni della minorazione visiva. La collaborazione ed interazione tra il terapista dell’ipovisione ed il personale scolastico è fondamentale per il successo del trattamento (ri)abilitativo.
La riabilitazione dei pazienti ipovedenti distinguerà tra individui senza esperienza visiva e con esperienza visiva ed il trattamento riabilitativo comprenderà un training fisiologico-ottico-tecnico-funzionale ed uno percettivo-cognitivo.
Il training fisiologico-ottico-tecnico-funzionale consente, tramite ausilii ottici che danno l’ingrandimento dell’immagine proiettata sulla retina per compensare un numero ridotto di recettori,l’applicazione di specifiche tecniche di addestramento funzionale in grado di consentire la ripresa di numerose abilità.
Il training percettivo-cognitivo è basato sull’interpretazione cerebrale delle percezioni visive che devono superare le conseguenze di una minorazione che ha colpito la funzione del recettore visivo. Il training percettivo-cognitivo è l’approccio corretto alla riabilitazione dei bambini ipovedenti, soprattutto se portatori di malformazioni congenite, integrato ad un training fisiologico-ottico-tecnico-funzionale in grado di consentire una adeguata percezione visiva.
L’attuazione di un trattamento di riabilitazione visiva nel paziente ipovedente comporta una vera e propria “rivoluzione” per il paziente dotato di funzionalità visiva ridotta, soprattutto se adattato ad uno stile di vita da non vedente, come pure va rivoluzionato il vecchio adagio che dice “Abbiate cura dei vostri occhi, non affaticateli” che oggi dovremmo invece trasformare in “Abbiate cura dei vostri occhi, usateli!”.